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LINEE
Susy Lee
Corraini, 2017
libro recensito da: Cicala
Che succede se un illustratore sceglie di ignorare tutte le regole comunemente accettate da chi crea, pubblica, discute i libri per bambini? Nella peggiore delle ipotesi vengono fuori prodotti autoreferenziali, nella più sorprendente capolavori che ridisegnano gli orizzonti della tradizione un attimo prima che altri si accorgano di com'erano già invecchiati, serviva solo qualcuno che li scavalcasse.

È toccato negli ultimi anni a Suzy Lee, illustratrice coreana residente a Singapore: in L'onda, Ombra e Mirror ha sconvolto il confine interno alla doppia pagina, incorporando la rilegatura, su cui di solito è "proibito" disegnare, nel ritmo e nel significato più profondo delle sue storie. L'idea che tutto accada dentro un libro diventa parte dell'esperienza di lettura, il libro stesso è presente nella narrazione con tutta la sua fisicità; la protagonista è sempre una bambina che scopre qualcosa di sé grazie a un gioco con il mare, con la propria ombra o con uno specchio, un gioco che somiglia a una danza e tiene conto del limite della carta, lo riconosce e riconoscendolo può superarlo.

Incontro Suzy Lee a Torino, durante il Salone del libro che ha come tema "Oltre il confine" e un manifesto disegnato da Gipi che mostra una donna di spalle, in piedi su un libro aperto, le cui pagine cascano indifferentemente dall'una e dall'altra parte di un muro di frontiera; quando arriva allo stand di Corraini, il suo editore italiano, la prima cosa che penso è che sia lei quella donna capace di guardare in tutte le direzioni.

In Linee, il nuovo libro appena pubblicato, ci sono una pista di ghiaccio e un paio di pattini: la bambina disegna con i piedi un movimento solitario, finché cadendo scopre la presenza dell'altro, degli altri, di mille altri. Immagini delicate e potenti che confermano una tradizione precisa: "Ho cominciato a studiare i libri d'arte in Gran Bretagna, poi ho avuto uno shock alle fiere di Bologna, dove ho aperto gli occhi sulle loro enormi possibilità" esordisce, citando Bruno Munari, Gabrielle Vincent, Enzo Mari, Anne Brouillard. "Creo poemi visuali, inizio da un'immagine e poi ne creo un'altra e un'altra ancora, e prima che me ne sia resa conto è già venuta fuori una storia. Mi considero un'artista di libri illustrati, perché questa definizione mette l'accento sulla parola ‘libro' come mezzo, ed è parte essenziale del mio lavoro".

Il giorno prima, al Salone, Lee ha tenuto un laboratorio intitolato "Pattinare su carta", in cui i bambini hanno esplorato quanti e quali disegni possono venir fuori tracciando un'unica linea, senza mai staccare lo strumento con cui stanno disegnando da un foglio srotolato sul pavimento. Le dico che avrei voluto imbucarmi anche se sono fuori età, e che di certo i partecipanti avranno imparato qualcosa di loro stessi, oltre a una prospettiva tecnica. "È la bellezza del mondo dei bambini, per cui la spinta più importante è la curiosità", conferma. E, come ha spiegato anche in un saggio sul suo lavoro intitolato La trilogia del limite, in questa voracità non bisogna mai aver paura di sbagliare, l'errore va incorporato nel processo creativo: "Errore e arte sono connessi, senza l'uno non c'è l'altra".

Suzy Lee e il suo alter ego, la bambina che si auto-inventa in ogni scena con curiosità e timore, si specchiano l'una nell'altra e insieme rispecchiano a loro volta il lettore che vuole giocare con ciò che vede e vuole entrare a far parte di quella danza.

Abbasso lo sguardo verso Linee e lo rialzo sulla realtà; sulla carta vedo un personaggio minuto, con occhioni spalancati a volte intimoriti a volte fiduciosi, mentre davanti a me ho una giovane, consapevole illustratrice, fra le più amate sulla scena internazionale, con cui ho diviso un caffè mentre risponde pacata alle mie domande, camicia scozzese e un'espressione limpida dietro le lenti tonde. "Allora, chi è la bambina dei tuoi libri?", le chiedo infine, e lei ride imbarazzata ma risponde senza esitare: "Io. O forse tu".

Età di lettura consigliata: 5-99

(recensione a cura di Nadia Terranova, tratta da Robinson, la Repubblica)





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